[…] Mentre l’aria e la vita delle strade mi sfrecciavano accanto, in ogni città si impadroniva di me la stessa eccitazione. Era come una droga. Questo punto di vista – più veloce del camminare, più lento del treno, quasi sempre leggermente più alto di una persona – è diventato negli ultimi 30 anni la mia finestra panoramica su gran parte del mondo – e lo è ancora. è una grande finestra, affacciata per lo più su un paesaggio urbano. (Non sono un corridore, né un ciclista sportivo ) . Attraverso questa finestra colgo scorci della psiche del prossimo, così come si esprime nelle città in cui vive. Mi è venuto in mente che le città sono manifestazioni fisiche delle nostre credenze più profonde ed i pensieri spesso inconsci, non tanto dei singoli individui, quanto degli animali sociali che siamo. A uno scienziato cognitivo basta guardare quel che abbiamo fatto – gli alberi che abbiamo costruito – per capire ciò che pensiamo e giudichiamo importante, così come il nostro modo di strutturare tali pensieri e giudizi. E tutto lì, in bella vista, in piena luce ; non c’è bisogno di tac ne antropologi culturali per mostrare ciò che avviene nella mente dell’uomo ; il suo intimo funzionamento si palesa in tre dimensioni tutto intorno a noi. a volte, leggere i nostri valori e le nostre speranze e di una facilità imbarazzante. […]