[…] Penso che infine 800 la bicicletta dovesse accendere i sogni dei ragazzi come oggi il più perfetto degli ultra sonici. Nasceva allora, con l’industria i primi cavurrini da spendere, la cavalleria dei poveri: e mia grande ambizione era di esserne paladino.

Penso altresì che le biciclette da allora stessero a quelle di oggi come un cavallo medievale, tozzo e pesantemente armato, ai purosangue che corrono a San Siro. Infatti non torno alla Releigh senza passare virgola in logica successione di immagini, per i ferrati palla freni del tempo eroico. Una Releigh Fu la mia prima bicicletta. Anno domini 1897. il rinuncio a descriverla nei particolari pesava 16 kg. Verniciata di rosso (una saura)! La sella a culdicavagno. Le gomme non erano meno larghe di quelle che montano oggi le moto utilitarie. La canna superiore del telaio inclinata sai verso la sella. Il manubrio diritto come un cavicchio. Il campanello a mezza strada fra l’albero della forcella e la manopola di cartone pressato: il freno a paletta che, azionato, premeva sul copertone anteriore, alla più semplice. naturalmente, ruota fissa, pignone unico. La Releigh mi costò 60 lire. Ne avevo 50, 10 le presi a prestito, e ottenni la mia saura nuova. […]