[…] Il piacere della bicicletta e quello stesso della libertà, forse è meglio di una liberazione. Andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo senza servitù come in treno. La bicicletta siamo ancora noi che vinciamo lo spazio e il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco con la tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto con la terra virgola che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello. Non è il viaggio o la sua economia nel compierlo che ci soddisfa, ma la facoltà appunto di interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore nel sentirci così liberi. […]