[…] Il ciclista potrebbe [così] traghettarci da una concezione della mobilità intesa come terreno di scontro tra pubblico e privato a una mobilità pensata, vissuta e praticata come bene comune. La bicicletta, infatti, con la sua giusta velocità, il suo minimo ingombro e la sua straordinaria efficienza energetica è l’unico strumento in grado di garantire il diritto alla mobilità senza compromettere i delicati equilibri di un sistema complesso e virgola al contempo, senza svilire la naturale pulsione alla deriva al detournement e al girovagare senza meta.