(…) Nella maggior parte dei casi, comunque, la fiamma rossa è l’ingresso dove tutto è possibile. È la zona dei sogni. In un gruppo compatto lanciato verso la volata, almeno 20 Corridori pensano di poter vincere. Non saranno più di sei o sette oltre l’ultima curva. Oppure qualcuno (un finisseur) li anticiperà. In un gruppo più ridotto, vale lo stesso discorso. E oltre la fiamma rossa si stende la zona dei sogni anche per due soli fuggitivi, che prenderanno a studiarsi. Chi è primo è solo deve cercare di non farsi riprendere se braccato da vicino, di aumentare il vantaggio se dietro si sono rassegnati o non c’è intesa nell’inseguimento.

La fiamma rossa è un punto preciso, fermo, e ancora tutto può cambiare, muoversi ribaltarsi. Il rosso è il colore della passione in senso etimologico. Nel ciclismo scatena. È un punto preciso anche fortemente simbolico. È lì che si fa estremo appello alle gambe e al cuore, che si pesano i sogni e la realtà, le risorse del corpo e quelle dello spirito. “Ha vinto lo spirito” iniziò a dettare dal tour Alfonso Gatto a uno stenografo dell’Unità che lo interruppe subito: “Ma che dici, compagno? Ha vinto Coppi”. Chissà se è vero o è una leggenda che circola tra noi suiveurs. (…)