Erano le 10:30 di una domenica di sole, un paio di giorni prima di scrivere queste parole, quando vedi un drappello di ciclisti sbucare da una curva. Saranno stati una trentina, su mezzi di ogni sorta. Davanti a loro, su una vetusta bicicletta pieghevole, avanzava con cadenza regale una signora sui 60 anni, con i pantaloni Rossi e una visiera blu intenso, per proteggere gli occhi dal sole. Mentre la osservavo dal marciapiede, mi sorrise. La seguivano uomini e donne di tutte le età, alcuni agghindati con la classica tenuta del ciclista urbano, giacca fluorescente caschetto scintillante, ma la maggior parte in abiti normali e alla guida di bici altrettanto ordinarie. Non avevo idea se si trattasse di un misterioso gruppo organizzato, o se invece l’intervento dei semafori e del caso avesse chissà come coagulato quel magnifico e fortuito plotone. Poi all’improvviso arrivò un pensiero: comunque forse, solo pochi mesi prima quelle persone non si sarebbero mai trovate lì. […] […] Che cosa era successo? Semplicemente, era comparsa una pista ciclabile. […]